IL BUON SENSO – prima parte

Giacomo Conti, Il buon samaritano, Messina

Ricordo che quando da piccina mi cadeva a terra quello che stavo
mangiando, mia madre, mia nonna, la maestra o indifferente chi
ci fosse mi diceva “soffia e mangia che fa anticorpi”. Oggi se ad
un bambino cade qualcosa succede più o meno questo: la
mamma che urla “non toccare lascia liiiiiiiiiiiii” poi si lancia sul
bimbo allontana con il piede il cibo incriminato tira fuori le
salviette umidificate e pulisce come un automa mani e bocca, il
bimbo piange perché non ha più il suo pezzo di pane e viene
trascinato via per un braccio spesso accompagnato da frasi tipo
“non c’è più è cacca dovevi non farlo cadere”. Ma gli anticorpi
dove sono finiti? Quando giocavamo tra bambini e cadevamo
sbucciandoci le ginocchia, anche se il sangue colava ci veniva
detto :” su dai che non è niente andiamo a sciacquare” oggi si gira
con il disinfettante, l’anti zanzara e l’amuchina per pulire le mani
anche quando vai al parco, e se un bambino per caso
cade…tragedia!!! Vogliamo parlare di quando invece i ragazzini
litigano? I miei dicevano “arrangiati, non voglio sapere niente”
ora se all’asilo tuo figlio da un pizzicotto ad un suo compagno e la
maestra lo racconta alla sua mamma questa come minimo la sera
ti chiama…. hai un piccolo mostro violento di quattro anni a cui tu
madre degenere non hai insegnato che le mani non si alzano… Eh
già, bisogna dire però che una trentina di anni fa c’era molto
meno bullismo, sarà perché noi dovevamo arrangiarci e quindi
sapevamo difenderci per bene.
Una volta tra vicini ci si conosceva, se capitava di rimanere senza
lo zucchero, bussavi e chiedevi se te ne potevano dare un
pochino, se dovevi uscire per qualche urgenza, la tua vicina si offriva di tenere tuo figlio per il tempo necessario. Ora i vicini
sono diventati degli estranei o ancora peggio acerrimi nemici, in
ogni condominio c’è “la pazza del villaggio” che si lamenta di ogni
cosa rendendo la vita impossibile agli altri, spesso non
conosciamo nemmeno il nome del nostro dirimpettaio e i
bambini non si conoscono e non giocano mai assieme.
Si divorziava e si litigava pure vent’anni fa, poi si sono formate le
grandi famiglie allargate e per quanto mi riguarda è stato un
grande passo avanti se non altro per i bambini. Oggi pare essere
tornati indietro, padri assenti che non contribuiscono alla crescita
dei propri figli nemmeno economicamente e madri incazzate “fin
che morte non ci separi” che riescono a creare dei danni
inenarrabili a quei figli che dichiarano di amare tanto. Faide
famigliari che beautiful ci fa un baffo e persone accecate dal
rancore e perennemente in guerra. Rimango sempre basita
quando qualcuno mi dice “non ci amiamo più ma rimaniamo
insieme per i figli, la casa, i soldi”… Il mio analista, psichiatra di
quelli proprio duri e crudi mi diceva sempre che la peggior cosa
che si possa fare ad un figlio è farlo crescere in una casa senza
amore o ancora peggio fingendo un amore che in realtà non
esiste, i bambini a volte si accorgono ancor prima dei genitori che
l’amore non c’è più. Quando una relazione non funziona va
chiusa, l’era dei ragazzi cresciuti traumatizzati dalla separazione
dei propri genitori è finita da un pezzo, rimane la più grande
scusa che si attua per infierire il senso di colpa nel coniuge che
sceglie di lasciare la famiglia. Personalmente conosco ragazzi
cresciuti in famiglie tradizionali pieni di problemi, e viceversa,
ragazzi cresciuti in sane famiglie di separati che sono diventati
splendide persone realizzate e felici.
Quando avevo vent’anni si andava a lavorare felici, che tu fossi commessa, meccanico, ingegnere o avvocato tutto era avvolto da
un alone di entusiasmo, non che non ci si lamentasse, però si
cercava di farsi piacere il lavoro che si aveva scelto o che ci era
capitato. Oggi tutti sembrano avere dei problemi in quello che
fanno, tra colleghi non ci si da più una mano, anzi esiste sempre
una sottile o meno competizione che porta le persone a non
potersi fidare di nessuno rendendo così l’ambiente nel quale
passiamo la maggior parte del nostro tempo pesante ed ostile.
Sarà perché una volta esistevano meno laureati e più gavetta, se
il tuo capo ti chiedeva di fare una cosa la facevi senza discutere,
ora i ragazzi ti dicono che non sono pagati per fare questo o
quello, e appena provi ad essere un po’ più duro si licenziano o ti
denunciano ai vari sindacati… un po’ come la scuola che merita
sicuramente un articolo a parte che sicuramente tratterò più
avanti. Insomma ritengo che sia proprio un brutto vivere il nostro
presente, sempre in salita e privo di quel buon senso che ci
contraddistingueva non molti anni fa.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Adriana De Caro ha detto:

    Quanta amara verità racchiusa in queste righe. A noi il cambiamento! Che la consapevolezza si sparga nell’aria…

  2. Sandra ha detto:

    Vivere senza Buon senso è ormai purtroppo una routine silenziosa… neanche ce ne rendiamo conto .. ogni tanto fa bene fermarsi e pensare.. almeno abbiamo il modo di rimediare (la rima non era voluta).. grazie per questa bella parentesi

  3. Buon Giorno, il buon senso se di buon senso si può parlare è che “dovremmo vivere lasciando vivere” un tempo non ti sognavi di denunciare un maestro per uno scappellotto perché non ti eri comportato bene oggi anche per una parola di troppo si passa alle mani e poi agli avvocati e al tribunale una volta no.. è si il buon senso questo sconosciuto… io mi ricordo che se a scuola il maestro mi riprendeva su qualcosa e lo riportavo a mia mamma le prendevo ancora..

    1. heavenrosee ha detto:

      Buongiorno, sono perfettamente d’accordo
      con te, il mondo è cambiato moltissimo da quando noi ( e non è passato molto tempo 🙂 ) eravamo bambini infatti io credo che per migliorare la nostra situazione sarebbe necessario tornare un po’ in dietro…
      ti auguro una buona domenica 🙂

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