MARIA MADDALENA

il

Ci son state delle donne, storiche e non che hanno
profondamente segnato la mia vita, una di queste è Maria
Maddalena, la moglie adorata di Joshua Immanuel, meglio
conosciuto come Gesù di Nazareth. Essendo io una che non si
accontenta mai della prima risposta, prima lettura, prima
occhiata prima volta, ho bisogno di approfondire qualsiasi cosa,
perché l’apparenza spesso nasconde cose molto diverse, ed è
figlia della fretta, della superficialità e delle “prime volte”.
Leggendo i Vangeli c’era qualcosa nella storia di questa donna
che non mi risuonava affatto, non so se vi succede mai, una
sensazione di incompletezza, una vocina interiore che mi diceva
“le cose non stanno così” basti pensare che il Vangelo di Luca e il
Vangelo di Giovanni la collocano in due città diverse nella stessa
situazione, confondendola anche con Maria di Betania, insomma
mi sembrava “poche idee e ben confuse”. Ero molto giovane a
quel tempo per interessarmi seriamente a come fosse andata
veramente la storia, quindi non me ne preoccupai troppo, mi
limitai a chiedere qua e là, e a dire il vero, qualcuno mi diede
degli accenni sul tutto ma non fecero breccia in me… finché:
Mi svegliai una mattina con un solo pensiero: Dovevo andare a
Medjugorje. Non sapevo praticamente nulla di quel posto, se non
che cinque bambini avevano visto la Madonna e che i Devoti si
recavano lì per chiedere delle Grazie e dei Miracoli e che a volte
questi accadevano. Non avevo nulla da chiedere, non avevo
nessun interesse ad andare lì e soprattutto non mi interessavano le cose di Chiesa.
Ma quel tarlo da quella mattina non se ne andò
più dalla mia testa. Io funziono così, è sempre stato e sempre sarà
così, improvvisamente so che devo fare qualcosa, andare in un
posto, parlare a qualcuno o anche non fare assolutamente nulla.
Io dovevo andare a Medjugorje. La mia corriera partiva alle 18.20,
era mercoledì. Sarei arrivata alle 6.30 del giovedì mattina per
ripartire il sabato alle 19…. una follia. Misi piede su quella
corriera con la netta sensazione di fare una delle mie cavolate,
ero da sola, non avevo nemmeno prenotato un posto per
dormire, avevo pochi soldi e me ne andavo in Bosnia Erzegovina
posto non proprio dei migliori a quei tempi, sono pazza? Forse un
pochino incosciente ma pazza no, sapevo che qualcosa in quel
posto mi stava aspettando. Il viaggio è stato lungo ma mi ha
permesso di conoscere Spalato, che ho girato da mezzanotte alle
tre di mattina, tempo di sosta del pullman , città che mi ha
incantato e che sono tornata a visitare spesso, anche di giorno
naturalmente. A quei tempi non c’era ancora l’autostrada, la
strada era brutta e tutta disconnessa ma il conducente diceva che
la tratta per Medjugorje era la più sicura che avesse mai fatto
perché era sotto la protezione della Madonna. Tutti gli altri
passeggeri hanno praticamente sempre fatto il Rosario, io per le
successive tre ore e mezza ho dormito.
Quello che non ho e non potrò mai dimenticare è l’immagine che
si è parata davanti a me quando sono scesa… ero sola, davanti ad
una lunga strada deserta con infondo una Chiesa e vedevo tutto
rosa… si, c’era una leggera foschia ed era rosa. I miei compagni di
viaggio si erano dileguati in un batter d’occhio, l’autista era
sparito ed essendo le 6.30 del mattino per la strada non c’era
nessuno. “Bene” dissi ad alta voce “e adesso?”:
Iniziai a camminare in direzione Chiesa, era tutto chiuso, tutto tranne un bar, entrai e chiesi un caffè e con mio grande sollievo la ragazza
dietro al banco mi disse “sei Italiana?” “ecco il primo miracolo
della Madonna, questa adesso mi aiuta, parla in italiano” pensai
sorridendo, lo so sono scema a volte, ma il fatto è che poi ho
spesso ragione, infatti mi misi a chiacchierare con lei e dopo una
mezz’oretta circa mi accompagnò in una casa in cui affittavano le
camere ai pellegrini ad un prezzo bassissimo e dove soprattutto
parlavano in italiano. La mia stanza era proprio bella, super pulita
e molto luminosa, si vedevano le montagne dalla finestra e fuori
c’era un bel portico con due tavoli e qualche sedia a dondolo. Le
stanze erano solo otto ed erano occupate tutte, tranne la mia, da
un grande gruppo di Spagnoli che mi accolsero immediatamente
tra di loro. La domanda che mi sentivo rivolgere più spesso era
“come mai sei qui?” e io rispondevo “non lo so, ho sentito che
dovevo venire” e ricevevo sempre la stessa risposta: “Ah ma
allora la Madonna ti ha chiamato, chissà cosa vorrà da te”
“tirarmi sicuro le orecchie” dicevo ridendo. Dopo aver sistemato
le mie cose ed aver fatto una ricca colazione decisi di mettermi
alla scoperta di quel posto, dunque mi diressi dritta sparata in
Chiesa ma quando arrivai di fronte virai bruscamente a sinistra
finendo in un ufficio informazioni, mi feci spiegare come
funzionava il da farsi che comprendeva: la visita sulla Collina delle
Apparizioni, la camminata sul Monte Krizevac e le Adorazioni
serali in Chiesa, un incontro con il veggente che si trovava lì in
quel momento, e una, due, tre confessioni almeno. Se mi fosse
avanzato del tempo avrei potuto visitare la comunità per
tossicodipendenti di Suor Elvira “che male non fa” mi dissero. Mi
dissero che avrei potuto unirmi a qualche gruppo ma io
naturalmente risposi “no grazie faccio da sola”. Ora, visto che voglio raccontarvi la storia di Maria Maddalena non vi racconterò
tutto quello che mi è successo quella prima volta a Medjugorje
ma solo la fine.
Decisi di andare, visto che era agosto e faceva un caldo pazzesco,
sulla cima del monte Krizevac di notte, per fare questo mi unii ad
un frate e al suo gruppo. Dovevo presentarmi alle 21 sotto al
monte, quando arrivai mi spaventai perché vidi dei massi enormi,
buio pesto, e delle donne piuttosto anziane che si toglievano le
scarpe, allora chiesi al frate cosa avrei dovuto fare e lui mi caccio
una torcia sulla fronte, un rosario in mano e disse “nulla, tu
cammina e prega”. Quattro ore di camminata, quattro ore di
preghiere, quattro ore di pace, quattro ore fuori dal tempo.
Quando arrivammo in cima ci saranno state oltre cento persone,
chi con il sacco a pelo, chi con la chitarra. Persone di ogni
nazionalità, suore che cantavano e ballavano e preti e frati che
raccontavano barzellette e bevevano birra… “Mio Dio” pensai
“che cos’è questo posto?”. Verso le 4.30 prepararono un altare e
io potei assistere alla più bella e sentita Messa a cui abbia mai
assistito, questo Prete di colore diceva messa, con l’Alba che gli
sorgeva alle spalle, un’alba di un rosa più rosa che avessi mai
visto. Mi prese la commozione, un’irrefrenabile commozione.
Quando la messa finì mi accorsi che tutti si dirigevano verso una
grande croce bianca di legno e così mi avvicinai, vidi che tutti
lasciavano dei bigliettini con dei messaggi per la Madonna, e fu
allora, davanti a quella croce che io potei sentire nitidamente una
voce di donna dirmi “Ti ho chiamata qui non per me, ma per farti
conoscere mio figlio, Joshua Immanuel”. Mi girai di scatto ma
ovviamente non vidi nessuna donna dietro di me,” ma chi è che
mi ha parlato?” pensai, e soprattutto “chi è questo Joshua Immanuel?” con questo pensiero iniziai la mia discesa, da sola e
senza pregare… sei ore di fatica assurda e ogni sorta di pericolo
imminente… ma come avevo fatto a salire di notte senza sforzi e
soprattutto in sole quattro ore?
Arrivai giù sfinita, accaldata e con questa voce che mi
rimbombava nella testa, per la prima volta nessuno, e dico
nessuno mi rivolse mezza parola e io sconsolata mi incamminai
verso la mia stanza. Camminando andai letteralmente a sbattere
sulla vetrina di un negozio, difronte a me c’era un quadro enorme
con l’immagine del Sacro cuore di Gesù, sarà stata la stanchezza,
il caldo o tutta quell’energia pura che avevo preso ma
quell’immagine di Gesù in piedi con questi raggi rosa e gialli che
escono dal suo cuore mi commosse al punto da farmi scoppiare a
piangere e solo allora mi accorsi che in alto a destra c’era scritto “
Joshua Immanuel, il Cristo”… “oddio ma è Gesù” il proprietario
del negozio uscì e forse perché mi vedeva in lacrime mi regalò
quel quadro che io accettai senza dire una parola. Corsi in camera
con la mente annebbiata, posai il mio quadro a terra, mi buttai
sul letto e crollai in un profondo reale quanto rivelatore sogno……
ma questo ve lo racconterò la settimana prossima.

Rispondi