CAPITOLO 1 – seconda parte

La giovane donna correva affannosamente nel bosco, i lunghi capelli biondo scuro legati bassi sulla nuca sbattevano sulla schiena, era pallida, minuta…la pelle bianchissima era arrossata dalla corsa, dal caldo e dal sole ma, non si fermava, correva quasi come fosse inseguita, schivando i rami secchi che le cadevano addosso. Indossava un vestito marrone che tirava su per facilitare la corsa, era quasi allo stremo delle forze ma non rallentò nemmeno un secondo. Il bosco finalmente finì, lei, sempre correndo attraversò una prateria che la condusse ad una casa. Martha spalancò la porta e con il poco fiato che le era rimasto esclamò “lo ha fatto…. Lo ha fatto, lo so per certo”. La stanza era ampia e luminosa, un tavolo molto grande di legno massiccio padroneggiava nel mezzo, due credenze bianche, un caminetto e una grande voliera con dentro due cornacchie. Martha si buttò su di una sedia e prendendosi il viso tra le mani iniziò a singhiozzare. Seduti attorno a lei tre uomini la stavano guardando muti e sbigottiti, sua madre si avvicinò e accarezzandole dolcemente la testa le disse che non si sarebbe dovuta preoccupare, né dare colpe che non aveva, e che avrebbero risolto al meglio anche questa situazione “dopotutto”, le disse, “è pur sempre tua sorella, sono certa che presto le ritornerà il senno”.

Charline stava spiando tutto fuori dalla finestra, quella finestra che dava a picco sulla scogliera, quella che non considerava mai nessuno per la pericolosità che portava, un po’ come lei, sempre in bilico tra bene e male, troppo impulsiva, testarda capricciosa e adesso ….pericolosa.  I suoi grandi occhi neri erano accesi e brillanti dall’eccitazione che provava, la sua fronte era sudata e il suo corpo piuttosto in carne accaldato e stanco, aveva corso tanto anche lei. A piccoli e attenti passi scivolò sul retro della casa, si raccolse i lunghi capelli neri sulla nuca e si mise seduta sotto ad un’altra finestra che essendo aperta le permetteva di ascoltare ogni cosa che quegli infimi piccoli deboli personaggi avrebbero sicuramente detto contro di lei. Thomas sbattè un pugno sul tavolo, “se solo avessi potuto immaginare che lasciarla avrebbe scatenato tutto questo….se solo avessi immaginato…” “non è colpa tua” intervenne Meredith, “ Charline è sempre stata fuori controllo, essendo la più piccola delle mie figlie è sempre stata viziata da tutte noi, ogni capriccio esaudito, ogni richiesta accolta, abbiamo sbagliato noi, sottovalutando il suo temperamento, assecondando i suoi capricci e non tenendo conto della sua ambizione, ho sperato a lungo che gli insegnamenti di Martha potessero servirle a comprendere che esiste una strada tracciata per tutti, che non si può prendere tutto ciò che si vuole calpestando la volontà i desideri, i sentimenti e il destino altrui, ho sperato che tu caro Thomas con il tuo rifiuto di sposarla le servissi da lezione, e invece…. Invece ci ha tradito, ha tradito la sua famiglia nel peggiore dei modi e adesso dovrà assumersene le conseguenze. Dovrà andarsene, con il cuore a pezzi pregherò ogni giorno affinchè le arrivi la comprensione, affinchè capisca ciò che ha fatto e vi porga rimedio”.

Meredith era una donna saggia, rimasta vedova in giovane età con quattro figlie da crescere, Lilith, Martha, Dorothea e Charline, cinque donne cresciute sole in una casetta sulla scogliera Irlandese del 1.600. Meredith e le sue figlie erano definite “Streghe”. Lacrime di rabbia, dolore e orgoglio rigavano il viso di Charline che seduta sotto la finestra aveva sentito le dure parole che sua madre aveva usato nei suoi confronti, lei amava sua madre e amava le sue sorelle ma loro forse non amavano abbastanza lei, sicuramente non l’avevano mai capita, lei aveva questo fuoco dentro che non l’ abbandonava mai, lei era forte, competitiva e voleva vincere…sempre. Era molto simile a Lilith, la primogenita, tutta fuoco e ardore, di stazza piuttosto robusta con una chioma di ricci rossi e una chiassosa e a volte ingombrante vivacità, Lilith era quella che si era presa più cura di Charline, insieme erano un vulcano sempre a  rischio di eruzione, sempre d’accordo, complici, unite l’una verso l’altra, di forte temperamento con una sola sostanziale differenza: Charline era molto coraggiosa, quasi impavida mentre Lilith era codarda, si schierava sempre dove il vento soffiava più forte e una volta cresciute, spesso, si era riparata all’ombra di Charline, che con l’età e le conoscenze che Martha le aveva trasmesso, era diventata la sicurezza fatta persona. Ma adesso era sola, Lilith non c’era, come nemmeno Dorothea, la terzogenita, quella paziente, precisa, sempre disposta a sacrificarsi per tutti, molto sveglia con un’intelligenza acuta e veloce, la mente di Martha, che invece viveva perennemente nel suo mondo, sempre distratta e poco, troppo poco attenta a quello che accadeva intorno a lei, troppo fiduciosa nei confronti di chiunque la avvicinasse e sempre al servizio delle persone che avevano bisogno di aiuto. Dorothea aveva dei lunghissimi capelli biondo sporco diceva lei, molto simili alla sorella solo con una punta di rosso che Martha non aveva, la pelle bianchissima e un fisico alto e piuttosto robusto, tutte erano piuttosto robuste tranne Martha, che, a detta della madre aveva ereditato il fisico longilineo e la sua particolare sensitività dalla nonna.

Mi svegliai di soprassalto, sul mio lettino, in piscina…. mi ci volle qualche minuto per capire dove fossi, ah ecco sì, ero in Africa ed era il mio compleanno… che sogno pazzesco avevo fatto, sembrava tutto così reale, vero, corsi immediatamente a prendere carta e penna e scrissi tutto quello che avevo “visto”. Andai a pranzo intontita con le immagini di quello che avevo sognato che continuavano a scorrermi nella testa come un film, era tutto strano, prima la spiaggia con il lupo e adesso questo, e io continuavo a non capire nulla.     

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