CAPITOLO 1 – terza parte

Non ho mai amato particolarmente il giorno del mio compleanno,
sono un’introversa vestita da estroversa e in realtà essere al
centro dell’attenzione non mi entusiasma, poi se succede o se mi
viene richiesto lo faccio e mi diverto anche ma se posso scegliere
preferisco stare dietro le quinte… il giorno del compleanno è uno
di quei giorni in cui si è al centro dell’attenzione. Compivo 40
anni, ero in Africa, da sola, in un villaggio turistico, sperai solo
negli auguri perché tortine e serate danzanti davanti a tutti
proprio non le avrei rette, non ero nemmeno dell’umore giusto
avevo quel sogno che mi girava nella testa e mille pensieri. Feci
una leggera colazione senza mai togliermi gli occhiali da sole,
capirono tutti che non era giornata e contro ogni mia previsione
mi lasciarono proprio tranquilla, nessuno a parte le due mie
amiche mi fece gli auguri.

Me ne andai in spiaggia, mi distesi e
inizio un terribile, bizzarro e fastidiosissimo bilancio. Si dice che
ogni compleanno a cifra tonda sia meta di bilancio ma io non
avevo nessuna voglia di farlo. La mia vita è sempre stata molto
vivace, piena di mille accadimenti, diversi problemi, molte
situazioni bizzarre e spesso molto avventurosa, quello che c’è da
dire è che io ho sempre preso tutto quello che arrivava senza fare
troppe storie o tragedie, anzi con un naturale ottimismo che se
non avessi avuto quello grave sarebbe stato quindi per quale
motivo dovevo fare un bilancio? Io non lo volevo un bilancio. Non
catalogo la mia vita tra cose giuste e sbagliate o successi e
fallimenti, tutto per me è esperienza, cerco di far andare le cose
per come devono, non mi servono bilanci. Eppure tante immagini
della mia vita mi scorrevano davanti e io non riuscivo a fermarle.

Immagini di me bambina, poi ragazza e in fine mamma. Questo
ritorno al passato mi infastidiva, sebbene ci siano poche cose che
non rifarei, ci sono, e doverle affrontare con me stessa mi pesava
molto. Mentre ero tutta presa nei meandri dei miei pensieri
improvvisamente mi arrivarono nella testa le immagini di me
sulla spiaggia di notte con i fogli in mano pronta a bruciarli, fu
allora che decisi che lo avrei fatto, avrei seguito per filo e per
segno quello che il mio sogno mi aveva mostrato.
Durante la cena me la cavai con una torta a sorpresa e questo mi
rasserenò molto, la serata passò velocemente, mi rilassai e verso
le 22 salutai tutti e mi diressi verso il mio bungalow.
Andai a prendere i miei fogli, misi un vestito bianco proprio come
nel sogno e mi incamminai verso la spiaggia. Era veramente buio
e se non fosse stato per una meravigliosa ed intensa luna piena
non so se ce l’avrei mai fatta. Sentivo solo il rumore del mare,
vedevo solo quello che la luce della luna mi faceva vedere e
quella notte stranamente non tirava un soffio di vento.

Dire che non avevo paura sarebbe una cretinata ma ero come in trance,
camminavo cercando il posto adatto, andavo avanti senza mai
fermarmi, senza mai rallentare, senza mai voltarmi, dritta come
un soldatino….vidi un tronco spezzato, allora mi fermai e come un
automa mi misi seduta, presi i miei fogli e li bruciai uno alla volta.
Quando tornai in stanza era da poco passata la mezzanotte, ero
stanca, avevo bisogno di dormire e infatti crollai in un lungo e
profondissimo sonno.
La mattina dopo mi sentivo una roccia, era molto tempo che non
provavo questa sensazione di benessere, ero piena di energia,
allegra e pronta ad affrontare qualsiasi cosa, non avevo la benchè
minima idea di cosa sarebbe accaduto, e non avevo la minima
idea di quanto avrebbe inciso quello che avevo fatto nella mia
vita.

Si dice che passare un compleanno molto lontano da casa
possa accellerare o leggermente modificare gli avvenimenti del
proprio destino ed io avevo seguito delle indicazioni senza avere
il tempo di informarmi sul cosa significava il tutto, non ero quindi
ne completamente consapevole, ne pronta ad assumermi la
responsabilità delle conseguenze che ci sarebbero
inevitabilmente state ma mi sentivo talmente bene che non ci
pensai proprio, qualunque cosa sarebbe successa io l’avrei
affrontata come sempre, ora dovevo preparami per il rientro, si
tornava a casa.

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