CAPITOLO 1 – quarta parte

Ricordo poco del viaggio di ritorno, veramente poco, mi succede
sempre così, ho una memoria da Elefante solo per le cose che mi
colpiscono, il resto viene automaticamente cancellato. Ogni
posto, ogni situazione o avvenimento, nei miei ricordi rimane solo
l’essenza di quello che ho vissuto, questo a volte è molto
fastidioso per me e poco piacevole per le persone che mi
circondano perché spesso non ricordo cose che per gli altri sono
state importanti, le cose poco piacevoli poi, tendo proprio a
rimuoverle. Ho un modo tutto mio di vivere la vita, una naturale
capacità di trascendere tutto quello che è passato, quello che non
mi serve, quello che mi ha fatto male, non dimentico del tutto ma
la maggior parte delle cose svaniscono subito dopo averle
attraversate. Non sono capace di portare rancore, ne di rimanere
offesa a lungo, faccio di peggio, io cancello. Mi è stato spiegato
da uno Psichiatra che è una difesa che hanno le persone più
sensibili. Sono sintetica, risolutiva e veloce, le cose vanno
affrontate, attraversate e risolte, poi passano e quando sono
passate che senso ha rimanerci sopra? Che senso ha portare
rancore, rimanere arrabbiati, giurare vendetta, non mollare mai il
colpo, continuare a cercare soluzioni la dove non ce ne sono? Se
una cosa è passata è passata, e in quanto tale chiusa, finita, a n d
a t a e l’unica cosa da fare è accettare i fatti e andare avanti
perché non sempre abbiamo la capacità di comprendere perché
accadono certe cose, non sempre abbiamo la possibilità di poter
risolvere tutto e non sempre possiamo controllare quello che
succede…ecco la mia memoria è corta per questo, perché vado
sempre avanti come un treno.

Il viaggio in Africa è stato molto importante anche se dei dieci
giorni trascorsi a Zanzibar ne ricordo bene forse quattro, per il
resto ci sono le fotografie che mi aiutano a fare mente locale.
Tornare alla mia quotidianità mi ha sviato dall’accaduto e da
tutto quello che avevo messo in moto “chiedendo” all’Universo
un uomo in grado di starmi accanto, con il passare dei mesi, una
separazione da affrontare, un cambio casa da fare e due bambini
a cui badare me ne sono completamente dimenticata.

Una sera di inizio estate una mia cara amica mi propone una
passeggiata, una di quelle serate estive dove prendi un gelato e
cammini cammini cammini raccontandoti le tue cose senza
nemmeno accorgerti di quello che ti sta accadendo intorno,
ricordo una voce divertita “ ecco le principesse che stavamo
aspettando”, i miei occhi si sono posati su un giovane uomo che
con un ghigno divertito ci seguiva con lo sguardo, l’ho
oltrepassato continuando a camminare e ascoltando Susanna che
parlava senza mai fermarsi a respirare, è stato un attimo, la mia
borsa è volata a terra facendo cadere fuori tutto quello che c’era
dentro, come sia stato possibile ancora me lo chiedo, mi sono
chinata iniziando a raccogliere ogni sorta di cosa possibile ed
immaginabile che possa esserci all’interno di un enorme borsa di
una donna disordinata….” Aspetta ti aiuto”, ho alzato lo sguardo
convinta di trovarmi difronte lo spiritosone di prima invece tutto
intento a raccogliere le cose c’era un ragazzo poco più che
trentenne, moro, con gli occhiali e decisamente un bel
sorriso…”grazie” gli dissi mentre contemporaneamente ci
alzavamo in piedi…” piacere comunque io sono Dario” così
abbiamo iniziato a chiacchierare tutti e quattro, in piedi, impalati
e fermi, mi ha detto di essere un medico e io ridendogli in faccia,
“vuoi dire che stai studiando per diventare medico” “ no, sono
un medico e lavoro all’ospedale” era di Napoli e sembrava un
ragazzino.

Ci hanno accompagnato fino alla macchina e li ci siamo
salutati senza scambiarci numeri di telefono o chiedere di
rivederci. La mattina successiva ho trovato la richiesta di amicizia
su Facebook di entrambi e ovviamente ho accettato, mi aveva
incuriosito, così gentile, moderatamente simpatico e
decisamente discreto, cose piuttosto difficili da trovare in un
mondo che attraverso i social tende a bruciare ogni tappa. Ho
dato un’occhiata alla galleria delle sue foto, poche immagini che
lo ritraevano, molti paesaggi, mare, Napoli…pochi post, poche
amicizie…. No, non era decisamente social.

Il sabato sono uscita con Daniela, la mia amica e confidente di
ogni cosa, volevo raccontarle l’accaduto, siamo andate in un
locale dove un comune amico che aveva una scuola di canto
faceva una serata. Il locale era molto grande e pieno di gente ma
per fortuna siamo riuscite a trovare un tavolino, non ho
nemmeno fatto caso che era alle spalle del palco e probabilmente
anche se lo avessi notato sarebbe andato bene ugualmente
perché avevo bisogno di parlare più che ascoltare. La musica di
sottofondo era ancora bassa perché iniziavano alle 21,30 quindi
mi sono affrettata a raccontarle di questo strano incontro che
avevo fatto tre giorni prima e mentre tutta infervorata le stavo
dicendo la parte in cui mi è caduta la borsa qualcuno ha iniziato a
cantare ed io mi sono letteralmente bloccata.

Questa voce calda e profonda aveva attirato tutta la mia attenzione, quindi ho
smesso di parlare e ho posato lo sguardo sul palco…c’erano tre
persone che ci davano le spalle, il nostro amico, una ragazza e un
altro uomo che in quel momento stava cantando…”ma chi è
quello?” chiesi a Daniela? “ quello è Diego, è bravo eh?” mi sono
alzata dal tavolo e sono andata davanti, volevo vederlo in faccia…
Bello era bello, alto con i capelli neri tagliati corti, un naso
importante e degli occhi profondi… bravo era bravo ma aveva
qualcosa che non mi sapevo spiegare, forse il modo in cui si
muoveva nonostante la stazza piuttosto grande, o forse la
passione che ci metteva, non so, ma ero veramente ipnotizzata.
Quando sono tornata a sedere al tavolo ho chiesto a Daniela di
parlarmi di lui e lei con la decisione che la contraddistingue mi ha
detto “ tutto quello che devi sapere è che canta molto bene, che
è decisamente carino, che quella moretta li è sua moglie e che a
casa ha due bambini…. Tutto chiaro?” più che chiaro, chiarissimo
e senza pensarci troppo sono tornata a parlarle con entusiasmo
di Dario.

Quando la serata è giunta al termine siamo andate a
salutare il nostro amico che era ovviamente in compagnia di
Diego, ho sperato me lo presentasse ma non lo ha fatto e Daniela
men che meno. Quella notte ho fatto molta fatica ad
addormentarmi, mille pensieri giravano nella mia mente…mille
pensieri e due volti.

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