IL MIO ANGELO (SNAKE) – parte 1

Spesso mi si sente parlare di Angeli e Arcangeli perché mi sono dedicata molto a loro, alla loro conoscenza, a chi siano veramente e soprattutto a quale funzione hanno nei nostri confronti. Gli Angeli sono indispensabili nella nostra vita e noi molto spesso ci scordiamo di questo confinandoli all’Angelo Custode che viene rappresentato da un bambino con ali e aureola che protegge il nostro cammino. Niente di più sbagliato, e vi dirò di più: gli Angeli detestano questa falsa immagine che abbiamo di loro perché in realtà sono dei soldati e potete capire da soli che essere dei forti valorosi e cazzuti soldati e vedere che l’immagine che passa qui è quella di un bambinetto che spesso fa la pipì nelle fontanelle non è proprio il massimo. 

Sono visceralmente legati a noi, ad ognuno di noi. Conoscono il nostro percorso e tifano per la nostra riuscita. Non sono sempre accondiscendenti, comprensivi e pazienti anzi spesso perdono le staffe e sono soliti  lasciarci per un po’ nei guai per vedere se siamo in grado di comprendere la lezione che stiamo imparando. Non si incarnano mai del tutto, nel senso che nessun Angelo ha mai fatto una vita intera sulla terra però prendono sembianze umane laddove ce n’è bisogno per il tempo necessario.

Quella che vi racconterò adesso è la mia esperienza personale con un Angelo, guardate che non sono l’unica alla quale è successa una cosa del genere e decido di raccontarvi la mia storia perché spero di potervi aiutare a comprendere come dall’altra dimensione corrono in nostro aiuto quando vedono che ne abbiamo bisogno.

Ormai quasi 16 anni fa con quello che poi sarebbe diventato mio marito nonché il padre dei miei figli sono andata a fare un viaggio in Nepal. All’epoca ancora non ne volevo sapere di mettere completamente al servizio degli altri tutte le mie conoscenze perché ritenevo, e in parte lo ritengo ancora che l’essere umano non sia totalmente pronto ne abbia molta voglia di capire come funzionano le cose e quali potenzialità, aiuti e capacità in realtà abbia per poter affrontare al meglio la vita. Facevo delle sedute di Reiki e mi limitavo a dare qualche consiglio ispirato laddove mi venisse chiesto. Sapevo già che il mio compito prevedeva molto di più ma mi dicevo di avere abbastanza tempo davanti per potermi preparare di più ad affrontare lo scetticismo umano. Presi quelle tre settimane come una vera e propria vacanza, insolita per me che le vacanze amo farle comoda comoda ma pur sempre vacanza. 

Una sera ci trovavamo in un locale dove suonavano musica dal vivo, i tavolini erano bassissimi e si stava seduti su dei cuscini. Di solito osservo molto, nel senso che quando arrivo in un posto guardo persona per persona e se tra queste c’è qualcuno di particolare difficilmente mi sfugge ma quella sera sarà stata la stanchezza della giornata passata a camminare non mi accorsi di nulla fino a quando non iniziai a sentirmi osservata… mi girai e vidi che appoggiato al bancone del locale c’era uno strano ragazzo. Molto giovane, non mostrava più di 25 anni, vestito come un moderno Indiana Jones, alto molto magro con i capelli neri e la carnagione molto chiara all’orecchio invece che un orecchino portava il dente di un animale.

Da sempre sono molto affascinata dalle persone particolari, quelle fuori dalle righe, dagli schemi e stereotipi che la società impone, mi piace guardare dentro e dietro l’apparenza di quelli definiti “strani” perché spesso hanno dei mondi molto interessanti e molte cose utili da raccontare quindi dopo averlo osservato per benino gli sorrisi e mi rigirai a chiacchierare ma lui continuava a fissarmi in quel modo così insistente… non fastidioso e nemmeno provocatorio, ma fisso sembrava mi guardasse dentro, insomma io ogni 30 secondi mi rigiravo a guardarlo fino a quando appoggiò il suo bicchiere e si diresse al nostro tavolo. Si sistemò molto tranquillamente su uno dei due cuscini rimasti liberi e in un perfetto inglese che io capivo a malapena disse che aveva urgenza di parlare con me. Guardai Fabio che fortunatamente parlava l’inglese meglio di me e gli dissi “ chiedigli che cos’ha sull’orecchio” lui sorrise e rispose “ questo è un dente di serpente, io mi chiamo Snake, ma tu hai capito che devo parlare con te?”… certo che avevo capito e la cosa mi metteva addosso una strana ansia, è sempre così tutte le volte che incontro qualcuno che so mi dirà qualcosa che mi riguarda mi sale l’ansia…”sono pronta” gli dissi “inizia pure”….

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